| Ecco
che cosa pensa Judith McNaught della situazione del mercato
dell’editoria americana.
(Estratto di
un’intervista rilasciata da Judith McNaught il 30 settembre 1999)
Secondo Judith,
nell’ultimo ventennio c’e stato un decisivo miglioramento dei
romanzi dal punto di vista qualitativo, ma, purtroppo, c’è stato
anche un aumento vertiginoso del numero di titoli nuovi pubblicati ogni
mese. Judith ricorda che nel gennaio del 1985, quando Whitney, My Love
venne pubblicato, erano disponibili sul mercato solo pochissimi altri
romanzi storici e nessuno di essi era ambientato nella Reggenza. Cinque
anni dopo, invece, venivano pubblicati più di cinquanta romanzi storici
al mese e la maggior parte erano ambientati nel periodo della Reggenza.
Judith racconta che un giorno, in un negozio di libri, circondata da
tutti quei romanzi storici, sentendosi un po’ stordita, prese un libro
dopo l’altro e cominciò a leggerne le trame. Le sembrava come se
tutte le possibili variazioni nelle trame fossero già state pubblicate.
Questo la convinse a cambiare l’ambientazione e lo stile dei suoi
romanzi. Non fu facile per lei, perché amava il periodo della Reggenza,
ma vi fu costretta. Era suo desiderio scrivere libri che sembrassero
freschi e speciali agli occhi dei lettori, come i primi libri che aveva
scritto. Così passò dal genere storico al contemporaneo e nel 1990 fu
pubblicato Paradise. […] Fino a pochi anni fa sembrava che il numero
dei nuovi romanzi e delle nuove autrici dovesse aumentare sempre più,
ma Judith è stata testimone di un’inversione di tendenza. Judith
individua la causa di questa inversione nella strategia di mercato degli
editori. Questi, con l’intento di conquistare il mercato dei romanzi e
di tenere dietro alla crescente domanda di nuovi titoli, hanno puntato
più sulla quantità che sulla qualità. Inevitabilmente il mercato è
divenuto saturo e, nel frattempo, i lettori disincantati hanno iniziato
ad esprimere il proprio malcontento circa la qualità dei libri. Molti
lettori hanno espresso la loro insoddisfazione rifiutandosi di comprare
romanzi di autrici nuove. Quando i profitti hanno iniziato a
precipitare, gli editori hanno diminuito il numero dei nuovi romanzi da
pubblicare. Altri fattori, però, hanno contribuito, secondo Judith, a
questa drastica riduzione. Molti negozi di libri gestiti da privati sono
usciti dal mercato perché i loro clienti hanno iniziato a comprare nei
superstores o nei negozi dell’usato. Questi superstores non sono ben
forniti di romanzi, di solito, vi si vendono solo libri di affermate
autrici di best-sellers. Questa crisi dei negozi di libri privati ha
contribuito alla riduzione del numero di titoli nuovi immessi sul
mercato e ha avuto ripercussioni sul settore della distribuzione. Con la
scomparsa dei negozi di libri indipendenti, i piccoli e medi
distributori hanno chiuso oppure hanno rivenduto alla grande
distribuzione. Oggi ci sono pochi distributori e quasi tutti sono dei
colossi. Giustamente, Judith afferma che il mondo dell’editoria è un
business come glia altri e anche ad esso si applicano gli stessi
principi: per sopravvivere, gli editori devono avere un profitto. Per
prosperare si devono espandere. E per espandersi, devono investire i
loro profitti in nuovi prodotti. I libri sono questi prodotti. Gli
editori pubblicano i vecchi libri di successo per una sola ragione:
sperano di trarne un profitto che potranno investire in un’impresa
rischiosa e costosa: il lancio di un nuovo libro, scritto da un nuovo
autore. Al di là di questo, Judith afferma che non è in grado di
fornire nessun altro elemento per comprendere l’operato
dell’industria dell’editoria, perché neanche lei lo comprende
pienamente. Judith dà un suggerimento ai lettori americani:
“Lamentatevi con i commercianti che non vi forniscono i prodotti che
volete e poi ringraziateli con i vostri acquisti quando lo fanno”.
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