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            Lucera, 6 settembre 2010 - 8:44:18  
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Ecco che cosa pensa Judith McNaught della situazione del mercato dell’editoria americana.

(Estratto di un’intervista rilasciata da Judith McNaught il 30 settembre 1999)

Secondo Judith, nell’ultimo ventennio c’e stato un decisivo miglioramento dei romanzi dal punto di vista qualitativo, ma, purtroppo, c’è stato anche un aumento vertiginoso del numero di titoli nuovi pubblicati ogni mese. Judith ricorda che nel gennaio del 1985, quando Whitney, My Love venne pubblicato, erano disponibili sul mercato solo pochissimi altri romanzi storici e nessuno di essi era ambientato nella Reggenza. Cinque anni dopo, invece, venivano pubblicati più di cinquanta romanzi storici al mese e la maggior parte erano ambientati nel periodo della Reggenza. Judith racconta che un giorno, in un negozio di libri, circondata da tutti quei romanzi storici, sentendosi un po’ stordita, prese un libro dopo l’altro e cominciò a leggerne le trame. Le sembrava come se tutte le possibili variazioni nelle trame fossero già state pubblicate. Questo la convinse a cambiare l’ambientazione e lo stile dei suoi romanzi. Non fu facile per lei, perché amava il periodo della Reggenza, ma vi fu costretta. Era suo desiderio scrivere libri che sembrassero freschi e speciali agli occhi dei lettori, come i primi libri che aveva scritto. Così passò dal genere storico al contemporaneo e nel 1990 fu pubblicato Paradise. […] Fino a pochi anni fa sembrava che il numero dei nuovi romanzi e delle nuove autrici dovesse aumentare sempre più, ma Judith è stata testimone di un’inversione di tendenza. Judith individua la causa di questa inversione nella strategia di mercato degli editori. Questi, con l’intento di conquistare il mercato dei romanzi e di tenere dietro alla crescente domanda di nuovi titoli, hanno puntato più sulla quantità che sulla qualità. Inevitabilmente il mercato è divenuto saturo e, nel frattempo, i lettori disincantati hanno iniziato ad esprimere il proprio malcontento circa la qualità dei libri. Molti lettori hanno espresso la loro insoddisfazione rifiutandosi di comprare romanzi di autrici nuove. Quando i profitti hanno iniziato a precipitare, gli editori hanno diminuito il numero dei nuovi romanzi da pubblicare. Altri fattori, però, hanno contribuito, secondo Judith, a questa drastica riduzione. Molti negozi di libri gestiti da privati sono usciti dal mercato perché i loro clienti hanno iniziato a comprare nei superstores o nei negozi dell’usato. Questi superstores non sono ben forniti di romanzi, di solito, vi si vendono solo libri di affermate autrici di best-sellers. Questa crisi dei negozi di libri privati ha contribuito alla riduzione del numero di titoli nuovi immessi sul mercato e ha avuto ripercussioni sul settore della distribuzione. Con la scomparsa dei negozi di libri indipendenti, i piccoli e medi distributori hanno chiuso oppure hanno rivenduto alla grande distribuzione. Oggi ci sono pochi distributori e quasi tutti sono dei colossi. Giustamente, Judith afferma che il mondo dell’editoria è un business come glia altri e anche ad esso si applicano gli stessi principi: per sopravvivere, gli editori devono avere un profitto. Per prosperare si devono espandere. E per espandersi, devono investire i loro profitti in nuovi prodotti. I libri sono questi prodotti. Gli editori pubblicano i vecchi libri di successo per una sola ragione: sperano di trarne un profitto che potranno investire in un’impresa rischiosa e costosa: il lancio di un nuovo libro, scritto da un nuovo autore. Al di là di questo, Judith afferma che non è in grado di fornire nessun altro elemento per comprendere l’operato dell’industria dell’editoria, perché neanche lei lo comprende pienamente. Judith dà un suggerimento ai lettori americani: “Lamentatevi con i commercianti che non vi forniscono i prodotti che volete e poi ringraziateli con i vostri acquisti quando lo fanno”.

 

 



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